Informazione e nuovi media
12 febbraio 2011
Un paio di giorni fa ho assistito ad una conferenza di Luca De Biase, il direttore di Nòva, il settimanale scientifico del Sole 24 Ore, dedicata ai nuovi media e al futuro dell’informazione.
Durante la presentazione è stata data, in modo decisamente arguto, un’idea della situazione attuale e delle evoluzioni future verso cui quotidiani ed informazione in generale si stanno dirigendo. Di tutto il discorso, tuttavia, voglio riprendere una sola argomentazione che, più delle altre, ritengo importante per capire le nuove tendenze.
Scrivere informazione vuol dire fare 2 mestieri estramamente importanti. Il primo consiste nello scovare e selezionare le notizie. Il secondo nell’approfondirle.
Prima dell’avvento di internet, riviste e quotidiani avevano il monopolio di queste attività. In tempi recenti, tuttavia, il loro ruolo si è decisamente ridimensionato. Internet e, in particolare, i motori di ricerca, hanno consentito agli utenti di sfuggire dai canali informativi imposti dai media, creando la struttura informativa che più si adatta ai loro gusti.
Il fruitore di informazioni del presente è una persona che sfoglia i titoli delle notizie, magari tramite canali RSS appositamente selezionati e poi sfrutta un motore di ricerca per approfondire gli argomenti che gli interessano. In questo modo ognuno costruisce un proprio quotidiano in cui il peso maggiore non è dato allo scandalo sessuale del momento, ma, magari, dagli eventi di politica internazionale che stanno rivoluzionando intere regioni.
Google è stato il principale fautore di questo nuovo approccio e anche l’azienda che più ha saputo e sa sfruttare le nuove opportunità commerciali che si sono venute creando. Essa, tuttavia non è riuscita a rivoluzionare il primo dei 2 mestieri indicati, la scoperta e selezione delle notizie, e abbiamo dovuto attendere Facebook e Twitter per veder calare il predominio delle agenzie di informazione tradizionali anche in questo campo.
Tutto questo, però, è già il passato.
L’avvento dei tablet sta portando la seconda rivoluzione digitale, in cui l’accoppiata RSS e Google viene sostituita dalle apps. Le apps creano dei canali virtuali dentro cui l’utente cerca le informazioni. Se voglio conoscere le previsioni del tempo apro il canale meteo, se voglio notizie finanziarie uso l’app di Bloomberg, se voglio cercare degli alberghi c’è Trip Advisor (non me ne vogliano i concorrenti non citati).
E’ un riproporsi dell’evoluzione che dal generalista porta al tematico, in quanto il generalista è troppo ampio e uguale a se stesso, per destare interesse. Esso, tuttavia, non va confuso con gli esperimenti ormai sorpassati dei primi portali. Un portale, pur creando al suo interno varie aree tematiche, manteneva un approccio generalista mutuato dal mondo reale.
Il giornalista e il pubblicitario che vogliono lavorare nel nuovo mondo che si sta creando, devono essere degli esperti del settore, perché i requisiti fondamentale che ha un canale per imporsi sono quelli dell’identità e della qualità, e di una qualità decisamente elevata. Se questi vengono a mancare, il canale cessa di essere un punto di riferimento e viene presto ignorato.
Chi per primo saprà appropriarsi di nuovi metodi di lavoro, creando identità e qualità e integrando vari aspetti sotto un cappello uniforme, riuscirà a diventare il nuovo punto di riferimento del web o, meglio, del nuovo web: il “Web of Channels”.