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“Chi sono” – la nostra identità sul web

Come primo post su questo blog sarebbe forse giusto parlare dell’autore, dei suoi interessi e della sua vita. Tuttavia io preferisco mirare direttamente all’obiettivo entrando subito negli argomenti a cui questo blog è dedicato. Il “chi sono” del titolo, pertanto, non si riferisce a me, ma alla nostra identità in Internet.

Così come succede nella vita reale, anche nel mondo virtuale abbiamo bisogno di “definirci”, di trovare un modo univoco per rappresentare la nostra identità. Se nella vita reale posso dire io sono Tizio, residente in questa città e abitante a questo indirizzo, non è altrettanto facile classificarci nel momento in cui siamo in rete.

Chi sono io? Sono la persona descritta su Facebook o su LinkedIn, quella presente su Flickr o su TripAdvisor o, ancora, sono l’autore di questo blog? Le nostre identità in rete sono multiple e spesso discordanti, in quanto non è presente un meccanismo che consenta di trasferire e mantenere sincronizzate le informazioni.

Un secondo aspetto è quello della veridicità della frase: “la persona descritta a quell’indirizzo internet sono io”. Posso dirvi che mi chiamo Tim Berners-Lee e che questa è la pagina che mi descrive, ma difficilmente, basandovi esclusivamente su Internet, potete essere in grado di accertarlo.

Questo problema è ancora più grande nel momento in cui quella pagina contiene, come nell’esempio proposto, informazioni significative su opere o conoscenze che possono influenzare pesantemente il mio interlocutore e indurlo ad assegnare un peso differente alle mie affermazioni.

Per nostra fortuna la tecnologia ci sta già venendo incontro e ci fornisce 2 strumenti che, combinati, riescono a risolvere completamente i problemi esposti. Tali strumenti sono FOAF e OpenID.

FOAF

Friend Of A Friend è uno strumento estremamente semplice. Si tratta, essenzialmente, di uno standard basato su RDF che permette di descrivere una persona e tutti i collegamenti che essa ha con altre persone o cose, siano esse definite o meno sul web.

In pratica si tratta di creare un file RDF all’interno del quale vi siano tutte le informazioni che normalmente ci vengono richieste iscrivendoci ad un sito, dai dati anagrafici ai nostri recapiti. Tali informazioni saranno poi completate dai collegamenti del tipo “lavoro in questa azienda”, “ho scritto questi libri”, “questo è il mio blog” e, forse più importante di tutti dal punto di vista del social networking, “conosco questa persona” dove la persona presa in causa è l’URL di un altro file FOAF.

Se creiamo il nostro file e lo pubblichiamo in qualche modo in internet, possiamo iniziare a dire in giro “questo sono io” e fornire a chiunque sempre le stesse informazioni. I miei amici potranno iniziare a collegarmi tramite i file FOAF e la rete di interconnessioni comincerà ad ingrandirsi.

Se tutti i siti che ci chiedono nome e recapiti si accontentassero di un URL, potrebbero non solo evitarci la fatica di ripetere le stesse informazioni ad ogni registrazione, ma anche tenerle costantemente aggiornate riscaricando la nuova versione del file ogni volta che viene modificato.

I file FOAF sono il primo tassello del “Giant Global Graph” del precedentemente citato Tim Berners-Lee, in cui il web si trasforma da un insieme di pagine interconnesse ad un insieme di informazioni interconnesse, intendendo con informazione il dato puro e semplice.

Crearsi un’identità

Creare il proprio file FOAF è relativamente semplice e può essere fatto seguendo 2 strade, ognuna con vantaggi e svantaggi.

La prima consiste nell’iscriversi ad un sito di social networking che fornisca tale servizio. E’ facile trovare in rete degli elenchi, tuttavia così facendo ci si lega a tale sito e la vostra identità in rete ne seguirà le sorti. I problemi che nascono sono gli stessi di un indirizzo mail. Nel momento in cui voglio (o sono obbligato) a cambiarlo devo contattare tutti coloro che lo usano affinché lo sostituiscano con quello nuovo.

Nel caso dell’identità questo potrebbe essere particolarmente oneroso, in quanto i suoi riferimenti si potrebbero essere diffusi in modo considerevole e cambiarli non è così facile come mandare una singola mail.

Il secondo metodo è quello di crearsi il proprio file FOAF tramite un servizio on-line come Foaf-a-matic e pubblicarlo sul proprio sito.

In questo caso il rischio di dover cambiare è più limitato, a condizione di essere il titolare del dominio o di avere un rapporto di estrema fiducia con chi ce lo fornisce, tuttavia diventa più oneroso l’aggiornamento che comporta una variazione manuale del file.

In entrambi i casi permane poi un problema: come garantire agli altri che il file a quell’URL è veramente il mio?

Aggiungiamo OpenID

Sul sito ufficiale viene detto che OpenID elimina la necessità di avere molteplici username per accedere ai vari siti presenti in internet. In base a questa definizione OpenID sembra essere un protocollo per implementare un sistema di autenticazione centralizzato e, in effetti, come tale funziona.

Dal punto di vista dell’utente il meccanismo è semplice:

Bello, ma nasce immediatamente un problema: mi fido così tanto di questo provider da consegnarli l’account per accedere a tutti i miei siti? Io no di sicuro.

Sotto quest’ottica OpenID avrà uno scarso successo come meccanismo globale, ma potrebbe rivelarsi molto utile in ambito aziendale configurandosi come un sistema unificato di autenticazione: mi registro sul server OpenID aziendale e posso accedere a tutti i servizi internet senza fornire nuovamente username e password. In questo caso l’azienda garantisce la mia identità solamente per i servizi dell’azienda stessa e io fornisco username e password solamente a chi quei servizi già li gestisce.

Se OpenID non costituisce un sistema integrato di autenticazione, in che modo può completare il meccanismo di gestione globale della propria identità? Prendendolo per il solo protocollo che gli sta alle spalle e non per l’uso che ne viene proposto.OpenID dovrebbe essere utilizzato semplicemente come metodo di comunicazione tra computer per autenticare l’accesso ad una determinata pagina.

In sintesi il processo è questo:

  • Dico ad un servizio “io sono la persona descritta a questa URL”

  • Tramite OpenID viene richiesto l’accesso a tale URL e io, inserendo username e password, acconsento al trasferimento dei miei dati

  • In quella pagina è presente un link al file FOAF che mi descrive

  • Il sito mi identifica come la persona descritta da tale file in modo univoco e può sempre scaricare gli aggiornamenti che mi riguardano

Un descrizione alternativa di questo meccanismo è fornita in questo post, anche se si lascia sempre passare il concetto che l’URL OpenID può sostituire username e password. A mio avviso deve limitarsi ad accompagnarli così come un indirizzo e-mail completa la registrazione tramite l’invio di un link di conferma.

Conclusioni

Tramite FOAF e OpenID viene definita la nostra identità in rete nel senso di URI univoca per ognuno di noi. Ovviamente posso continuare a dire di essere l’inventore del web, ma il W3C, quando parlerà di me, parlerà della persona con una certa URI e tale persona non potrò essere io, in quanto non sarò in grado di “dimostrarlo” a chi me lo chiedesse.

Tramite questi 2 protocolli abbiamo un metodo per costruire la nostra rete di conoscenze in internet.


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