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Aggregatore di opinioni

Il web2.0 è un immenso laboratorio in cui ogni giorno nascono nuove idee. Il valore di queste idee è difficile da comprendere e difficile è valutare l’impatto che ad un’idea può dare un mondo di miliardi di persone.

Molte idee, come ad esempio Twitter, possono essere sottovalutate dai più, ma alla fine si trasformano in successi straordinari, non per l’idea pura e semplice, ma per l’utilizzo che le persone ne fanno.

Vi sono idee, tuttavia, che ti colpiscono immediatamente e di cui riesci immediatamente ad intuirne il valore. Questo è il caso di Doochoo, un progetto di una startup di italiani (anche se, come spesso succede, si sono dovuti trasferire in America per avere la possibilità di esprimersi) che si basa su un’idea semplice: aggreghiamo le opinioni delle persone.

Web2.0 puro e semplice: da piccole opinioni singole, espresse da singoli individui, si ottiene un valore aggregato immenso.

Le implicazioni sono immediate. Pensate ad una campagna elettorale in cui i candidati sanno già l’opinione della maggioranza su un determinato argomento. Pensate ad un’azienda indecisa se lanciare un certo prodotto o se farlo in un determinato modo. Pensate, scendendo nel piccolo, che risparmio di tempo sia sapere già cosa preferiscono fare i tuoi amici il prossimo sabato sera!

Gli esempi proposti durante questa presentazione di uno dei fondatori dell’azienda vanno oltre e presentano già nuove apps che si basano su questo motore e che le opinioni le collegano, ad esempio, a ciò che uno sta guardando, creando un sistema di auditel a livello mondiale.

Per tutto questo, al momento, non c’è ancora nulla di realmente utilizzabile e i dubbi sulla qualità con cui il meccanismo sarà realizzato e con cui sarà in grado di funzionare non possono essere ancora dissipati. Gli ostacoli da affrontare, sia tecnici che commerciali, sono tanti e un’idea, nel mondo del web2.0, funziona solamente se gli utenti che l’utilizzano possono essere contati a milioni.

Un immenso in bocca al lupo a questa impresa che, nel calderone di questo nuovo web ha già delle ottime carte per distinguersi.


The World Wide Mash

Uno dei fenomeni che stanno alla base del web2.0 e che lo caratterizzano è legato all’utilizzo di parti di altri siti per costruire il proprio. Questo modo di operare viene identificato con il termine “mashup” il cui significato letterale è quello di poltiglia.

Questo nomignolo poco gratificante deriva dal fatto che spesso i servizi utilizzati non sono esattamente pensati per essere utilizzati all’interno di altri siti e il risultato è quello di un’accozzaglia di oggetti debolmente interconnessi tra loro e, a volte, anche poco integrati graficamente.

Ultimamente, tuttavia, questo modo di utilizzare pezzi di siti, si sta strutturando per consentire un utilizzo più organico e, anche se siamo lontani dal web semantico desiderato da Tim Berners Lee, ci stiamo avviando verso il “mesh-up”, in cui la poltiglia assume il significato di interconnessione strutturata.

Vediamo alcuni esempi di mashups e come si sta muovendo il mondo dell’informatica.

Una breve storia dei mashups

Anche se ci si deve spingere poco indietro nel tempo, il primo esempio di mashup si fa risalire al sito housingmaps.com. Questo sito non fa altro che prelevare le informazioni da Craiglist, un sito di annunci commerciali molto legato alla compravendita di abilitazioni, e combinarle con Google maps in modo da localizzare geograficamente le case in vendita.

L’innovazione fondamentale che l’ideatore del sito ha apportato è stata quella di non limitarsi ad utilizzare informazioni provenienti da altre sorgenti e ripubblicarle, come nel caso di news tramite RSS, banner pubblicitari o video presi da siti specializzati. In questo sito i dati vengono elaborati proprio come dati a se stanti e ricombinati (eventualmente con altri) per creare qualcosa di nuovo e non esistente prima.

Da questo primo esempio si sono sviluppate moltissime idee, e oggi nascono all’incirca 3 esempi di mashup al giorno, con funzioni che spaziano dai servizi di localizzazione fino ai giochi.

Il punto di partenza per chi voglia cimentarsi è sicuramente Programmable web che, oltre ad un nutrito database di esempi, fornisce l’elenco completo di tutte le API disponibili e i link a vari howto che spiegano come utilizzare una determinata API.

Il numero, sicuramente ragguardevole di 3600 mashups censiti e 1250 API disponibili (che corrispondono ad altrettanti servizi accessibili via web) dà un’idea dell’importanza e della diffusione del fenomeno.

Dalla parte opposta chi fornisce i servizi vede in questo strumento un metodo eccezionale per farsi conoscere ed imporsi come standard de facto. Google maps, in tal senso, è l’esempio principe con quasi 1600 mashups conosciuti e, forse grazie anche a questo, surclassa i propri concorrenti come notorietà nel settore delle mappe geografiche.

Le tecnologie

Indipendentemente dall’idea che vi sta dietro, le tecnologie che vengono utilizzate si basano quasi sempre su XML anche se spesso l’accesso ai servizi è nascosto dietro vere e proprie librerie che, oltre al puro trasferimento di dati, celano pezzi di codice che registrano gli accessi o ne limitano le possibilità.

Il formato XML dei dati può essere rappresentato da uno standard, come nel caso dei RSS, o da formati proprietari specificatamente pensati per il servizio desiderato.

L’accesso ai dati avviene utilizzando direttamente i dati in formato XML, utilizzando web services basati sui più disparati protocolli di comunicazione (SOAP, REST o XML-RPC) o, nel caso non esistano altri metodi, tramite l’analisi della pagina web in cui tali dati sono visualizzati.

Oltre agli aspetti indicati è importante anche capire dove il mashup può avvenire: sul server che ospita il sito o direttamente sul browser dell’utente che lo sta visualizzando.

Mentre i mashups realizzati sul server possono usufruire di una serie più completa di API, quelli su client si devo limitare alle possibilità offerte da Javascript, tuttavia ne permettono la realizzazione, come caso limite, anche senza disporre di un server web.

Editor di mashups

Creare un mashup richiede alcune competenze di programmazione e non è sicuramente alla portata di tutti. Per facilitare la creazione di questi oggetti sono disponibili software specifici o servizi accessibili via web.

Purtroppo la maggior parte di questi strumenti è pensata come strumento per le aziende e non è disponibile gratuitamente. Tra le versioni utilizzabili senza costi di licenza ve ne sono 2 particolarmenti promettenti.

Yahoo! Pipes fornisce un servizio accessibile via web che permette, attraverso una comoda interfaccia grafica, di combinare tra loro differenti flussi di dati, rielaborarli e  ottenere un risultato in vari formati che vanno dagli standard RSS e JSON fino ad alcuni formati proprietari.

Di questo servizio è senza dubbio pregevole l’interfaccia utente per la creazione dei “pipes”, che consiste in un editor di diagrammi scritto in Javascript di ottima qualità. Il formato di output, viceversa, non sembra, ad un’analisi superficiale, facilmente configurabile, se non passando dai risultati esportati e rielaborandoli quantomento attraverso un XSLT.

Gnip utilizza un approccio più orientato alla programmazione e l’interfaccia per la creazione dei filtri è sicuramente meno semplice. Esso, tuttavia, ha il vantaggio di permettere la creazione e pubblicazione sul sito di “produttori” di informazioni, dove un produttore può essere già uno strumento che combina fonti differenti. sotto questo aspetto lo strumento di Yahoo! fornisce una lista chiusa di strumenti utilizzabili, anche se decisamente soddisfacente.

In entrambi i casi è sicuro che limitandosi agli strumenti base messi a disposizione senza scrivere una linea di codice si ottiene un risultato molto distante da un vero e proprio mashup.

Conclusioni

Per chi volesse approfondire l’argomento, oltre al già citato sito di Programmable web, si può far riferimento alla pagina di Wikipedia in cui vi sono vari riferimenti a tecnologie, strumenti e esempi significativi.


La gratificazione dell’utente

Dall’analisi degli strumenti di enterprise2.0 fatta nel precedente post si intuisce come, tra tutte le necessità aziendali che le tecnologie proposte sono in grado di soddisfare, quella preponderante sia relativa alla comunicazione e all’informazione.

Rod Boothby analizza questa necessità, comparando gli strumenti attualmente in uso, quali telefono e e-mail, con i nuovi strumenti che si basano sui principi del web2.0 come blog e wiki.

Il primo confronto paragona 2 aspetti dell’informazione quali la sincronicità e la possibilità di riutilizzo. Sotto questo aspetto il web2.0 ne esce vincitore esaltando le capacità di asincronicità, catalogazione, ricercabilità e referenziabilità che abbiamo iniziato ad apprezzare grazie all’e-mail.

Il punto fondamentale, tuttavia, è dato dalla capacità di queste nuove tecnologie di esaltare la gratificazione e, come conseguenza, la partecipazione delle persone allo scambio ideologico.

La teoria dell’altruismo reciproco

Robert Trivers, nel suo trattato “L’evoluzione dell’altruismo reciproco” (maggiori approfondimenti sul tema), analizza dal punto di vista biologico ed evolutivo un comportamento estremamente diffuso in varie comunità animali, che si concretizza a partire dalla capacità di non infierire o aiutare il più debole, fino a comportamenti di vera e propria condivisione delle eccedenze.

Sicuramente non mancano gli esempi per dimostrare che anche il genere umano ne è affetto, tuttavia, parlando di Internet e informatica, possiamo citare 2 esempi fortemente attuali:

  • il file sharing
  • il mondo del software open source

In entrambi i casi gli utenti mettono a disposizione della collettività beni o servizi in modo altruistico e questo comportamento ha tutta una serie di ricadute. Prima tra tutte la forte tendenza che hanno queste persone a costituirsi in comunità. Questa tendenza, parte integrante della teoria citata, serve a incrementare i benefici del comportamento altruistico e gli svantaggi per chi adotta comportamenti non consoni ed egoistici.

Il motivo principale per cui questi comportamenti vengono adottati è legato al rapporto tra ciò che si dà e ciò che gli altri ricevono. Il meccanismo funziona quando la percezione del valore ricevuto (dagli altri) è superiore al valore del sacrificio sopportato (da se stessi). Questo in quanto dietro il comportamento altruistico si cela la speranza di potere, in futuro, usufruire di questa differenza.

Il valore aggiunto per i dipendenti

Questo valore aggiunto, calandosi in ambito aziendale, si può concretizzare in vari modi, di cui i principali sono la gratificazione e la speranza di futuro riconoscimento.

Mentre la seconda rappresenta una speranza a lungo termine, la prima è immediata e può derivare da vari aspetti:

  • Sensazione di avere il controllo su parte del processo aziendale
  • Conoscenza in tempo reale delle decisioni che l’azienda assume
  • Possibilità di ribattere a tale decisioni e di ricevere commenti in risposta
  • Possibilità di condividere le proprie idee, vedendosene attibuita la paternità e ricevendo feedback immediati e riconoscimenti pubblici

Tra gli esempi citati nel paragrafo precedente, il mondo dell’open source si avvicina molto ad un processo aziendale e può essere paragonato ad un’azienda di software di dimensioni immense.

In questo contesto i 4 aspetti sopra indicati si concretizzano nel seguente modo:

  • Il mio contributo si inserisce nel contesto del software che il mondo utilizza: contribuisco a qualche cosa di mondiale
  • Ogni decisione è resa pubblica e non mi viene nascosta. Principio che consente il funzionamento di team di sviluppo geograficamente distribuiti
  • Possibilità, tramite forum, wiki e commenti ai post, di ribattere a qualsiasi decisione
  • Possibilità di dire la mia opinione o proporre la mia idea sapendo di poter contare su un confronto sincero e su una corretta attribuzione delle idee

Unitamente alla speranza di futuro riconoscimento che si potrebbetrasformare in sostanziose offerte di lavoro, questi aspetti hanno contribuito a far diventare l’open source un fenomeno di successo.

Massimizzare gli effetti dei nuovi strumenti

Per ottenere la maggiore gratificazione, come suggerisce Dion Hinchcliffe in questo post bisogna imporre il minor numero di regole possibile, proprio per esaltare la sensazione di controllo che viene fornita all’utente.

In secondo luogo l’aspetto più importante è il feedback: dai vertici verso il basso, ma anche dai dipendenti verso l’alto e tra dipendenti stessi. In questo articolo sono riportati degli esempi di successo che la mancanza di confronto e riconoscimento avrebbe stroncato, dando un forte colpo allo sviluppo scientifico.

I blog sono sicuramente lo strumento ideale, a condizione che siano sottoposti a linee guida di utilizzo estremamente sintetiche e liberi per tutti. Solo in questo modo si riuscirà a trasformare un lavoratore in un innovatore.

Per concludere voglio ricordare una massima che nel mondo del software libero è molto diffusa e che può far capire l’importanza del processo sopra descritto:

“Se io do un Euro a te e tu un Euro a me, abbiamo 1 Euro a testa.
Se io do un’idea a te e tu un’idea a me, abbiamo 2 idee a testa.”


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